30 Maggio 2024
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Valentino Valentini: «Così batteremo i tempi sulla transizione gemella»

Dall’ottima esperienza di Industria 4.0 nasce il Piano Transizione 5.0. Per compiere un balzo in avanti sull’efficientamento energetico e sulla digitalizzazione, sul piatto ci sono oltre 6 miliardi a disposizione delle imprese, anche le più piccole: «La legge non fa distinzioni e questo ci aiuta», dice il viceministro al Mimit

«La normativa che va sotto il nome di transizione 5.0 vuole coniugare le necessità della transizione e dell’efficientamento energetico, la possibilità di usufruire della generazione di energia sostenibile da parte delle imprese e la transizione digitale. Non a caso anche nel contesto europeo si parla di ‘transizioni gemelle’»: Valentino Valentini, viceministro al Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) sta seguendo personalmente l’iter di regolamentazione del nuovo dispositivo di incentivi alle imprese che stanzia 6,3 miliardi per il 2024 ed altrettanti per l’anno venturo e che promette di emulare l’efficacia del provvedimento che alcuni anni fa, col nome di Italia 4.0, promosse con un’efficacia senza precedenti nella storia degli incentivi pubblici all’impresa privata una forte stagione di robotizzazione di molti settori manifatturieri che anche grazie a quei sostegni implementarono l’Internet delle cose meglio di tutti in Europa.

Ma qual è, viceministro, in questo caso, l’obiettivo industriale della normativa?

È quello di aiutare le aziende a non impegnarsi soltanto a far evolvere i loro prodotti ma anche ad innovare i processi, visto che l’economia in cui ci inseriamo avrà sempre più d’ora in poi un’impronta di carattere digitale. Digitale vuol dire che essere in grado di governare l’intera filiera della produzione, dai fornitori alla componentistica, al montaggio, al consumo di energia e anche dopo il completamento delle fase produttiva seguire l’intero ciclo di vita del prodotto stesso. Perché stiamo andando verso un modello di economia nel quale il produttore è appunto responsabile dell’intero ciclo di vita del prodotto, nell’ottica di una piena economia circolare. Quindi, il digitale ti serve per integrare ogni processo ed integrarlo anche con quello dei fornitori, oltre che per migliorare la propria efficienza energetica.

Per esempio?

Per esempio, se un’impresa già produce impiegando una piena ottimizzazione digitale del proprio ciclo produttivo ed utilizza, in esso, i giusti switch intelligenti, già consegue un miglioramento dell’efficienza di processo e allo stesso tempo riduce l’impronta di CO2 generata dal proprio consumo energetico: ecco, gli interventi necessari per conseguire risultati del genere saranno incentivati tra Transizione 5.0.

Si è detto che saranno stanziati oltre 6 miliardi, ma c’è anche chi pensa che ci si limiterà a 4. Come stanno le cose?

Dovrebbero essere 6, è l’impegno che abbiamo concordato con l’Unione Europea. Sono fondi che fanno sempre parte del Repower Eu, siamo riusciti a inserirli in questo capitolo, sono fondi in parte anche italiani e vengono utilizzati appunto per questo duplice scopo, industriale da un lato e ambientale dall’altro.

Come dicevamo riecheggia nel nome di questa normativa quello di Industria 4,0, un’operazione che ha portato buoni, frutti, per giudizio unanime. C’è una sorta di continuità logica tra quel dispositivo e questo?

Direi senz’altro di sì. Riconosciamo l’intuizione del 4.0 a chi l’ha avuta: è stata una legge che ha modificato la nostra industria, soprattutto attraverso in supporto all’automazione. Ha fatto sì che alcune produzioni industriali del nostro Paese, della meccanica e della meccanica di precisione e in parte anche della meccatronica, accelerassero decisamente. Ora, dall’automazione al pieno impiego del digitale, e in particolare dell’intelligenza artificiale, il passo potrà essere altrettanto determinante. Il nesso è che se un’impresa ha installato dei robot, oggi può accogliere meglio nei suoi processi un’ulteriore dose di intelligenza artificiale.

A chi si rivolge questa nuova campagna di incentivi? Virtualmente a tutte le imprese?

Sì, a tutte le imprese: la legge non fa distinzioni, e questo ci aiuta. Noi abbiamo in Italia centinaia di migliaia di micro, piccole e medie imprese, che ovviamente fanno più fatica a sostenere la transizione gemella, ma non ci sono barriere contro nessuna categoria d’imprese. Quello che vogliamo fare è al contrario aprire la fruizione di questi sostegni a chiunque sappia cosa farne, e sul sito del Ministero sono state approntate a questo scopo procedure molto chiare.

Il governo, e lei anche personalmente, sta scrivendo in questi giorni i decreti attuativi, che dovrebbero essere arrivare però molto velocemente: si parla di poche settimane, giusto?

Non sono mai procedure abbastanza veloci. Sicuramente dobbiamo battere i tempi, altrimenti vanificheremo parte dell’utilità dell’intervento. Ci stiamo impegnando al massimo.

Il meccanismo che verrà attuato per l’erogazione materiale degli incentivi è quello del credito d’imposta. Per fare un esempio: io imprenditore spendo dieci milioni per un intervento, dimostro che è un intervento tra quelli che, in base ai decreti attuativi, sono ammessi all’incentivo e recupero una buona parte dei miei investimenti, detraendoli dalle imposte che dovrei pagare. Quanta parte degli investimenti potrò recuperare?

Dipende dal tipo di intervento, siamo tra il 20 e il 40% della spesa. Quello che vorrei fare presente è che il credito di imposta è immediato, ed è quindi il sistema più facile per riuscire a erogare. Sappiamo che in passato ci sono stati alcuni problemi nell’interpretazione di norme simili, sul fatto che potessero essere state forzate ad usi impropri, e quindi stiamo preparando regole talmente chiare da non lasciare spazio a nessuna ambiguità. Da far essere chiaro a tutti come procedere, per prevenire problemi a posteriori.

Viceministro, resta un problema generale: la miriade di incentivi e interventi disponibili a vario livello, statale e locale, ma poco noti o poco efficaci. Cosa farete?

Stiamo scrivendo una norma per fare ordine. Ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma avremo una norma organica per riordinare la miriade di incentivi e interventi che sono stati fatti nel tempo dalle regioni e dai ministeri. C’è effettivamente bisogno di riorganizzare ed omogenizzare, creando una sorta di testo unico che renda tutto fruibile, semplice e rapido. Risparmiando sugli sprechi e dando efficienza alla spesa.

E rendendola accessibile, perché molte imprese non sanno…

Infatti, e non è colpa loro. Noi dobbiamo fare una grande campagna di informazione sugli incentivi disponibili e cominceremo dalle associazioni di categoria: andremo in giro a spiegare, a informare, a motivare…perché se il governo fa qualcosa di nuovo e di buono ma non lo comunica, è come se non lo facessi. In questo momento c’è un gran bisogno di comunicazione, per fare in modo che l’esistenza della nuova normativa sia il più possibile nota e incrementi il ricorso all’intelligenza artificiale, aprendolo anche a società con capitali bassi. Com’è accaduto con la diffusione del cloud, così dovrà accadere con l’intelligenza artificiale: quando un’azienda avrà bisogno di attrezzarsi per una certa procedura, sarà innanzitutto portata a verificare se esistono sul mercato sistemi capaci di farsi carico di quell’esigenza, senza per questo dover procedere a forti investimenti fissi! Quello che dovremo fare, come Paese e come Europa, è investire affinché il sistema produttivo abbia a disposizione un insieme di capacità e di conoscenze attraverso strumenti appropriati come i nuovi incentivi, e dovremo dire alle nostre aziende come fare per ottenerli.

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