18 Luglio 2024
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Pioggia di emendamenti al decreto Superbonus per salvare crediti e lavori

I partiti chiedono maggiori garanzie allo stato e più tempo per gli interventi non ancor ultimati

Sono stati presentati nella giornata di ieri gli emendamenti al decreto Superbonus. Sono diverse le proposte sul tavolo da parte di tutti i partiti. Molte di queste arrivano dalle associazioni di categoria.

Rinvio delle scadenze fiscali

Tra le proposte che sono sul tavolo del governo c’è il rinvio delle scadenze fiscali, necessarie al completamento dei lavori di efficientamento energetico o sismico, al 31 marzo 2024 per quanti al 30 settembre hanno realizzato il 30% dei lavori nel caso delle monofamiliari. L’altra proposta è quella di ammettere alla detrazione del 70% le spese sostenute dal 01 gennaio 2024 al 31 marzo 2024. A questo si aggiunge la proroga della validità del Durc e l’esenzione dall’applicazione di more e sanzioni per il ritardo del pagamento di imposte

Crediti incagliati

Tra i temi sul tavolo che sono oggetto di discussione c’è la questione dei crediti incagliati. Un’ipotesi che potrebbe essere in discussione riguarda i diverso trattamento di questi a seconda delle categorie alle quali si riferiscono.  per quelle imprese che alla data del 31 dicembre 2023 sono in possesso di crediti incagliati per un valore non inferiore al 20% del fatturato, non ceduti e monetizzati nell’anno c’è la proposta di una proroga in materia di regolarità contributiva (DURC), di almeno un ulteriore altro anno.

Per le imprese e i professionisti che alla data del 31 dicembre 2022 per l’anno d’imposta 2022 e al 31 dicembre 2023 per l’anno d’imposta 2023 hanno crediti giacenti sui cassetti fiscali per un valore non inferiore al 20% del fatturato non ceduti e monetizzati nell’anno di non tenere conto degli stessi ai fini del calcolo delle imposte per la sopravvenienza attiva derivante dalla maggiorazione del credito elevato al 110%. Per le imprese e i professionisti che alla fine dell’anno d’imposta 2022 e per l’anno d’imposta 2023 al 31 dicembre 2023 hanno crediti giacenti sui cassetti fiscali non ceduti e monetizzati nell’anno per un valore non inferiore al 20% del fatturato, di considerare l’introduzione di un meccanismo atto ad evitare more e sanzioni per il ritardo dei pagamenti e l’introduzione di un meccanismo atto ad evitare more e sanzioni per il ritardo dei pagamenti.  Per le imprese, i professionisti, i privati committenti e per i loro fornitori, che a seguito della mancata monetizzazione dei crediti d’imposta non hanno potuto onorare i debiti contratti e sono stati oggetto di protesti, decreti ingiuntivi, azioni legali da parte di banche, fornitori, istituzioni finanziarie o segnalazioni in CRIF per mancati pagamenti, di prevedere la sospensione di tali azioni fino alla monetizzazione dei crediti stessi. Per le imprese, i professionisti, i privati committenti che a seguito della mancata realizzazione dei lavori o della sospensione degli stessi causati dal blocco della cessione e del frazionamento dei crediti fiscali secondo le contrattualizzazioni stabilite tra le parti risulta opportuna e necessaria una moratoria dei termini contrattuali nell’auspicio di consentire soluzioni che possano evitare l’insorgere di contenziosi e controversie di tipo giudiziario che difatti provocherebbero l’ingolfamento della macchina della giustizia. Per i cittadini che hanno acquistato immobili ed hanno usufruito dei benefici prima casa e che hanno lavori in corso di efficientamento energetico e miglioramento sismico si dovrebbe prevedere proroga di ulteriori sei mesi dalla data di ultimazione dei lavori o sei mesi dalla scadenza del titolo edilizio.

Anche le partecipare potranno acquisire crediti incagliati

Tra le proposte in essere c’è anche quella che prevede che tutte le società di diritto privato anche se partecipate da PA, purché non inserite nell’elenco Istat di settembre 2022, possano provvedere all’acquisto di crediti d’imposta. A tal proposito scrive Cnl, una delle associazioni che ha partecipato al tavolo: «Proponiamo di conseguenza che il Governo si impegni ad attivarsi presso le Regioni e la Conferenza Stato-Regioni affinché possa essere valutato lo sblocco della cessione dei crediti maturati dall’accesso alla misura del Superbonus, anche intervenendo tramite partecipate e/o controllate regionali, provinciali e comunali».

Tutelare le seconde case

Il governo ha disposto che a tali plusvalenze si applichi l’imposta sostituiva dell’imposta sul reddito, del 26 per cento, per tutte le cessioni poste in essere a decorrere dal 1° gennaio 2024. «Chiediamo – aggiunge Cnl – che tale imposta non si applichi alle plusvalenze qualora la cessione dell’immobile sia realizzata per sopravvenute necessità oggettive del cedente quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la perdita del lavoro o una significativa riduzione del reddito, gravi patologie o infortuni, comprovate da idonea documentazione trasmessa all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla data del rogito».

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