26 Maggio 2024
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Ma i costruttori lanciano l’allarme sui costi

Il caro materiali, con il prezzo dell'acciaio che torna a salire. Il Superbonus, con un ridimensionamento che viene contestato con forza. E una manovra che prevede "scarsissime risorse". L'Ance avvisa: sono a rischio le imprese

Il caro materiali non dà tregua agli operatori del settore delle costruzioni. I prezzi aggiornati al mese di ottobre 2022 segnalano un’ulteriore impennata dei costi, con l’acciaio che torna a salire (+42,3 per cento), il bitume a +41,5 per cento, il gas naturale che prosegue la sua folle corsa (+264,6 per cento) e l’energia elettrica che non è da meno (+214,1 per cento). Si tratta di un’elaborazione di Ance su dati Argus, Metal Bulletin e Prometeia. A ciò si aggiungono i ritardi nell’erogazione dei fondi previsti dal Governo a copertura dei maggiori costi sostenuti a causa dei rincari dei materiali da costruzione. 

Secondo una recente indagine di Ance, che riunisce in Italia le 89 associazioni territoriali dei costruttori edili, “circa il 70% delle imprese non ha ricevuto alcun ristoro”, mentre il 73% delle imprese denuncia che “le opere messe in gara negli ultimi tre mesi non risultano adeguate ai prezzi di mercato”.

Ciò sta costringendo le aziende ad operare in una condizione di estremo disagio, che gli imprenditori definiscono senza mezzi termini “insostenibile” sia “dal punto di vista finanziario” che “economico”. Secondo le stime Ance, le imprese di costruzioni sono in attesa di ricevere “almeno 5 miliardi per lavori realizzati negli ultimi mesi su circa 23.000 cantieri in corso in tutta Italia”. La prima delle conseguenze degli aumenti e dei mancati ristori sarebbero proprio le tante gare andate deserte per “prezzi non remunerativi“, con numerosi progetti “con costi non aggiornati”. “Solo tra fine ottobre 2021 e marzo 2022 abbiamo individuato – rileva una nota – 15 gare di appalto, per un importo totale di circa 650 milioni di euro di lavori, che risultano andate deserte e 39 gare per circa 1 miliardo di euro che hanno visto la partecipazione di un numero molto limitato di imprese, al massimo 5 operatori economici”. Una impasse che si riverbera pesantemente anche sull’attuazione del Pnrr. “Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – fanno sapere dall’Ance – sta risentendo, inevitabilmente, della dinamica inflazionistica sui prezzi delle materie prime”. E aggiungono: “Ferrovie dello Stato che, attraverso RFI, è il soggetto attuatore responsabile di circa 24 miliardi di euro di interventi del Pnrr sulla rete ferroviaria, ha dovuto rivedere il calendario delle gare con un inevitabile slittamento in avanti, per aggiornare i prezzari e tutti i quadri economici delle opere individuando almeno 4,4 miliardi di extracosti”. 

L’insoddisfazione e la preoccupazione dei costruttori sono anche nelle parole della presidente Federica Brancaccio, che in un’ampia intervista sulle pagine de L’Economia del Corriere della Sera a proposito dell’annosa questione Superbonus ha affermato: «Non meritiamo una lettura ragionieristica dei bonus». I dati Censis dimostrano chiaramente i benefici che ha portato il Superbonus per le entrate dello Stato e per la crescita dell’occupazione. «Si parla di spesa per il bonus, ma quanto hanno prodotto di Pil? Quanto hanno sorretto le imprese in attesa del Pnrr? Quante entrate maggiori ha avuto lo Stato? Quanta cassa integrazione ha risparmiato? Quanti lavoratori in più sono stati assunti?» ha affermato Brancaccio. Per poi snocciolare le cifre: «Secondo il Censis, a fronte di 55 miliardi di investimenti tra agosto 2020 e ottobre 2022, sono stati attivati 80 miliardi di produzione diretta e 36 indiretta. Il contributo al Pil è stato di 73 miliardi, l’impatto occupazionale di 900mila unità, compreso l’indotto, e il gettito fiscale di circa 43 miliardi». Un fabbisogno, quello dell’occupazione, che non è peraltro soddisfatto a causa della mancanza di manodopera e di professionisti qualifica. Pesano l’alto costo del lavoro e la cattiva percezione di questo mestiere che invece può offrire molto sia sul piano economico che su quello della soddisfazione professionale. Grande preoccupazione, poi, per i cantieri in corso e per quelli che si apriranno nei prossimi mesi soprattutto per effetto del Pnrr. Caro materiali e nuovo Codice rischiano di fermare i lavori se non si individuano delle soluzioni immediate per sostenere le imprese e per dotare il settore di strumenti normativi semplici ed efficaci. Sul caro materiali, in particolare, la presidente dell’ance ha affermato: «La situazione è preoccupante: il 31 dicembre scade il decreto legge 50 e rientrano in vigore i vecchi prezzari. Bisognerebbe prorogarlo di un anno, con meccanismi più semplici di accesso al fondo. Finora alle imprese è andato il 50% delle compensazioni del 2021 e il 50% di quelle del 2022. A rischio ci sono 23mila cantieri. Abbiamo denunciato rialzi anomali dei materiali, soprattutto dalla Cina, dal 2019, e poi nel 2020 con la ripartenza del mercato cinese post-pandemia. I costi sono aumentati anche nel resto dell’Europa, soprattutto col conflitto ucraino». Quanto alla manodopera, «Non si trova nemmeno qualificata. Non si sono più formati i tecnici. Eppure la remunerazione del lavoro è adeguata: il nostro contratto prevede anche molte forme di welfare. Ma c’è chi preferisce lavorare da Amazon o in un’industria metalmeccanica».

Anche la manovra non ha riservato grandi soddisfazioni ai costruttori. «Per la metà del 2023 si prevedono scarsissime risorse» ha commentato la Brancaccio a Rai News24, mostrando una forte preoccupazione per il rischio di un rallentamento nel settore delle costruzioni che può provocare una caduta del Pil superiore alle stime. Secondo la Brancaccio la Legge di bilancio avrebbe dovuto contare su più risorse per gli investimenti anche se ci sono emergenze sociali da affrontare. «Il momento è difficile ma c’è comunque qualcosa che non può aspettare, come la necessità di monitorare il Pil e non bloccare i settori produttivi», sottolinea Brancaccio. Sul Dl Aiuti quater invece la presidente dei costruttori chiede di pensare prima ai crediti bloccati sui lavori in corso e dopo alla percentuale del Superbonus, perché altrimenti a fine anno si rischia di vedere fallire numerose imprese e conclude lanciando un messaggio al Governo sul fronte della giustizia chiedendo di fare una legge sulla presunzione dell’innocenza e non della colpevolezza.

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