28 Febbraio 2024
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Il senso di Lendlease per un’Italia bellissima

Parla Fabrizio Zichichi, project director di lendlease, colosso australiano del real estate: «L’Italia vanta un framework normativo avanzatissimo su questi temi. Abbiamo il dovere di stabilire degli standard più alti»

«Perché un gruppo globale come il nostro si sta impegnando così tanto in Italia, e in particolare a Milano? Perché riteniamo che a livello globale sia una realtà molto dinamica, in cui è possibile innovare e mettere a terra quella che è la nostra visione di realizzare luoghi migliori luoghi, e quindi di creare delle comunità che possano prosperare e dare un contributo non solo su scala nazionale, ma anche internazionale»: ha idee molto chiare Fabrizio Zichichi, project director a Lendlease, colosso australiano focalizzato nell’investimento, nello sviluppo e nella rigenerazione di aree urbane, con forti investimenti anche in Asia, Gran Bretagna e Stati Uniti, che ha preso parte all’evento di Economy Group dedicato all’immobiliare innovativo. «Abbiamo idee chiare perché è chiara la nostra vocazione industriale. Per esempio, se non siamo ancora presenti in certi Paesi evoluti è perché scegliamo di operare solo in quelli dove possiamo garantire elevati standard di sicurezza, prevenzione dagli infortuni sui luoghi di lavoro e di sostenibilità in termini di impatti ambientali. L’Italia, per esempio, vanta un framework normativo avanzatissimo su questi temi. Le grandi realtà come la nostra hanno il dovere di stabilire degli standard più alti, solo così le cose potranno migliorare anche in quei Paesi dove non esistono ancora certe sensibilità».

Torniamo all’Italia: siete presenti dal 2000 sul nostro territorio, ma da poco tempo con progetti di grande respiro come Santa Giulia e Mind… 

Sì, e dopo un approfondimento nel settore del project financing e nel settore ospedaliero, a partire dal 2015, ci siamo lanciati in una visione più ampia e globale anche in Italia nel settore del real estate nella parte di investimento e di sviluppo. E ora da Milano riusciamo anche noi a portare innovazione anche verso quelli che sono gli altri nostri progetti di sviluppo in giro per il mondo. Penso ad esempio al progetto Mind, ormai modello per tutti gli altri ecosistemi a livello globale.

Ci spieghi meglio…

Il progetto Mind è già un’esperienza pilota da sfoggiare nel mondo tant’è che all’interno del nostro gruppo è preso come riferimento. Grazie anche agli altri investitori che collaborano partecipano con noi al progetto e al modello pubblico privato che consente un allineamento degli interessi a lungo termine, stiamo creando un’ ecosistema di innovazione, per la promozione del trasferimento tecnologico nel settore delle scienze della vita e della città del futuro unico che coinvolge aziende, start up, centri di ricerca e di formazione favorendo lo scambio e l’incrocio delle competenze. 

E il progetto Santa Giulia?

Mentre Mind rappresenta l’anima un po’ più blu e quindi tecnologica e futuribile, Santa Giulia ci piace classificarla come una città più verde, con un’anima sostenibile, che ha a cuore l’integrazione e la resilienza delle nuove comunità. E’ un progetto che ha una storia abbastanza lunga, dove noi – arrivando nel 2017 – abbiamo già iniziato a reinvestire in una grande visione di rigenerazione urbana partendo dalla parte sud, a ridosso della stazione ferroviaria di Rogoredo, con il nuovo business-district chiamato ‘Spark’ che letteralmente significa scintilla, e fa pensare alla rinascita urbana che a noi è tanto cara. A Santa Giulia stiamo cercando di intraprendere un percorso che metta a terra il processo di rigenerazione urbana legata ai nostri principi: combattere l’innalzamento della temperatura globale oltre al  grado e mezzo, investire nel valore sociale che prevede per noi un traguardo di 250 milioni investiti entro il 2025 in iniziative di carattere sociale riscontrabili in maniera oggettiva, e realizzare uno sviluppo di quartiere che abbia come caratteristiche e come ambizione quello di avere un equilibrio di carbonio netto zero entro il 2025 e di absolute zero entro il 2040.

Tutto da soli?

Ovviamente no, non possiamo fare tutto da soli ed è qui che tutta la filiera di consulenti, progettisti, sub-appaltatori e appaltatori, tutti quanti insieme, deve lavorare in team per far sì che tutti questi importanti obiettivi e grandi ambizioni possano concretizzarsi. La riqualificazione ambientale, non solo ecologica ma anche sociale, economica e finanziaria dell’intero territorio, è un tassello fondamentale per quello che ci vedrà coinvolti dopo nei prossimi anni su quest’area.

Che sarà anche sede di una fondamentale struttura sportiva, l’Arena…

Sì, e il Comitato Olimpico Internazionale considera il progetto Arena Santa Giulia tra i pochi in sviluppo nel mondo che viene al momento considerato nei tempi. Noi come Lendlease non siamo direttamente coinvolti nella realizzazione e nello sviluppo dell’Arena, ma sicuramente faremo sì che tutte le infrastrutture e tutta la messa a terra del quartiere Santa Giulia sia sintonizzata nei tempi al traguardo ambizioso dell’Arena. Ovviamente il sistema pubblico privato è quello che deve funzionare nei grandi eventi, così come era successo all’Expo 2015. Ma stiamo riscontrando che questo sta appunto accadendo con la collaborazione del Comune, della Regione e della Città Metropolitana, nonché della Fondazione di Milano Cortina. Quello che tutti gli investitori temono in questi processi di rigenerazione urbana è l’imprecisione dei tempi di realizzazione, quindi il loro rispetto è un fattore critico.

Quanti siete, in Italia, voi di Lendlease?

Più di 100 persone che lavorano come Lendlease su questi progetti, suddivise grosso modo tra il progetto Mind, Santa Giulia e la cittadella della salute in costruzione a Treviso. I progetti superano il valore complessivo di 5 miliardi, quindi comunque la sfida per i prossimi due anni è quella di dedicarci al meglio allo sviluppo dei due progetti che riteniamo siano importanti tanto per noi quanto per l’Italia, intesa come sistema Paese. Anche a livello internazionale si guarda al Mind con le sue start-up e a Santa Giulia con la sua Arena e l’ecosistema circostante come a due esempi di scuola. E a proposito di scuole, a Santa Giulia troverà sede il nuovo Conservatorio della Musica di Milano piuttosto che altre realtà internazionali che già ci hanno chiesto di far parte di questo importante progetto.

Mind funziona già, invece…

Perché siamo partiti prima. Al di là delle àncore pubbliche già presenti dopo l’Expo – quindi l’ospedale IRCCS Galeazzi Sant’Ambrogio, l’Human Technopole e la Fondazione Triulza – anche noi come Lendlease abbiamo già lanciato il Village, che ha portato alla riqualificazione degli asset lasciati in eredità da Expo 2015 accogliendo aziende molto innovative come Astrazeneca, Bio4Dreams,Rold, Illumina, Designtech, Fadoi, Diesse Diagnostica Senese, EON, l’acceleratore di Berkeley Skydeck Europe, Valore Italia con la Scuola di Botticino e CIMA il principale polo lombardo di ITS, il polo di CDP Venture Capital Extend: tutte realtà che stanno già operando nel Village e altre ancora che entro giugno 2023 arriveranno per far sì che questo humus di startup possa consolidarsi per favorire l’innovazione.

Insomma, possiamo dire – ed è confortante – che nel vostro caso il “fattore campo” italiano non vi ha danneggiati…

Il fatto di essere presenti in Italia già dal 2000 e avere quindi un team con un forte Dna italiano ci ha aiutato a capire le dinamiche del contesto e ad accrescere le conoscenze che già avevamo all’interno della nostra società. A livello globale anche Lendlease, essendo un investitore di lungo termine, ha tra le sue policy quella di innestarsi nel territorio creando legami, relazioni pubblico-privato che sono per noi indispensabili per poter lavorare in sinergia. Il nostro obiettivo, in primis, è mappare e lavorare con vari stakeholders che guardano tutti i progetti e partire dal rapporto con le comunità locali, di quartiere, con le associazioni sportive, religiose, scolastiche: molto lavoro sul campo, insomma, poiché riteniamo che da lì si deve partire senza cercare scappatoie. E’ un beneficio per tutti  lavorare sentendo le esigenze del territorio, per lasciare in eredità qualcosa davvero porti valore a tutti.

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