26 Maggio 2024
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Bulloni intelligenti per infrastrutture più sicure

In Italia un milione di manufatti necessita di monitoraggio e manutenzione immediati. Tokbo, spin-off del Gruppo Agrati lancia un innovativo sistema di sensori che facilita questo lavoro con un notevole risparmio anche in termini economici

L’Italia ha un problema. Non solo uno per la verità. Ma uno fra i più impellenti – inserito non a caso nel Pnrr con un bel po’ di fondi stanziati – è quello legato alla presenza su tutto il territorio nazionale di moltissime infrastrutture (circa un milione), fra ponti, viadotti, scali ferroviari e quant’altro, che necessitano di controlli e manutenzione immediati. Per evitare che possano verificarsi drammi come quello del Ponte Morandi di Genova, rovinosamente crollato nel 2018 e costato la vita a ben 43 persone. Una proposta molto innovativa lanciata sul mercato per andare incontro a questa necessità è quella di Tokbo, spin-off del Gruppo Agrati che unisce la leadership internazionale di Agrati nella produzione e commercializzazione di soluzioni di fissaggio con l’esperienza di e-Novia nella creazione e crescita di aziende che operano nel campo del deep tech applicato alla meccanica di precisione. Alla base dell’idea, nata nel 2018 in seno alla divisione R&S di Agrati, con nel 2020 la creazione del primo prototipo funzionante e validato, seguito l’anno successivo dalla costituzione della società a sé stante Tokbo, un concetto tanto semplice quanto efficace: portare l’IoT e intelligenza artificiale nel mondo degli elementi di fissaggio, rendendo digitali le infrastrutture e consentendo loro di comunicare con gli esseri umani, collegando le reti infrastrutturali tradizionali e ridefinendo così manutenzione e sicurezza. 

«L’idea iniziale era quella di applicarlo nell’automotive, visto che Agrati lavora proprio in quel settore», spiega Ivan Moroni, manager di Agrati e amministratore delegato di Tokbo, «ma ci siamo resi conto che esisteva un forte bisogno nel campo delle infrastrutture imbullonate e così abbiamo deciso di virare su questo campo, dove evidentemente c’è ancora oggi una forte carenza in tal senso, seppure rappresenti un settore così importante e strategico per il Paese. Il valore aggiunto della nostra proposta è quello di aver portato una sensorizzazione delle strutture, soprattutto quelle imbullonate in acciaio, con una concezione del tutto nuova e con la possibilità di far riferimento a un unico interlocutore, la nostra società appunto. Siamo, infatti, proprietari di tutta la tecnologia e abbiamo sia l’hardware del sensore e della centralina che il software della piattaforma dove si raccolgono e analizzano i dati,  in base ai quali scattano poi gli alert in presenza di eventuali problemi, sempre in un’ottica di manutenzione predittiva, ma soprattutto di sicurezza». La soluzione di Tokbo consta, infatti, di un sistema di intelligenza artificiale che porta il digitale nell’industria degli elementi di fissaggio, grazie sia a prodotti hardware sia all’attivo supporto di servizi di manutenzione a tutela della sicurezza

I bulloni strutturali diventano sonde per la verifica della forza di serraggio, delle vibrazioni e della temperatura e sono capaci di trasmettere dati in tempo reale alla piattaforma digitale che analizza tutte le informazioni provenienti dal sito. Il servizio di monitoraggio provvede alla verifica funzionale degli elementi, fornendo anche un’indispensabile analisi predittiva sulla tenuta della struttura. Un sistema che ben si adatta sia alle infrastrutture già esistenti, soprattutto quelle con forti movimentazioni, che rappresentano il core business di Tokbo, come porti, aeroporti, ferrovie e autostrade (solo per fare un esempio, il 96% dei ponti italiani non è adeguatamente sorvegliato e l’indagine spesso si limita alla sola – poco attendibile – verifica visiva), che a manufatti nuovi (dal settore dei cantieri c’è, d’altronde, forte richiesta di sicurezza, visti i tanti incidenti sul lavoro che ogni anno si verificano in Italia), per monitorare la sicurezza e la conformità nella manutenzione delle strutture dei ponteggi. 

«Siamo poco invasivi», spiega Moroni, «e installando pochi bulloni sui punti critici possiamo capire lo stato di salute e sicurezza di una struttura e se ci sono delle anomalie strutturali. Peraltro il nostro sistema può aggiungere ben duecento sensori controllati tramite un’unica centralina, creando pertanto una rete estesa fino a un chilometro, che significa che con un’unica centralina riusciamo a sensorizzare una struttura anche molta ampia». Una soluzione che, oltre a garantire la sicurezza delle strutture, avvenendo il controllo da remoto tramite i sensori installati, consente anche un notevole risparmio in termini economici, non dovendo mandare ogni volta in loco squadre di lavoro addette al controllo.

www.tokbo.it

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