25 Aprile 2024
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Asset multifamily e affitti brevi, un’alleanza win-win che progredisce

Uno studio a cura di Halldis fotografa il quadro europeo e italiano, evidenziandone le potenzialità di sviluppo

Gli investitori – in Europa, ma ora anche in Italia – guardano con interesse al settore multifamily a destinazione vacation rental e corporate hospitality. In Europa, questo tipo di immobili residenziali – di proprietà di investitori, istituzionali o privati, costituiti da più appartamenti e tutti destinati alla locazione di vario tipo – rappresentano il 17% del totale, un tasso che nel 2025 salirà del 20% fino a 80 mld euro. In Italia, con un valore di 500 mln, si stima rappresentino di poco oltre il 10%, con un aumento atteso, anche qui, del 20%. A calcolare questi dati è uno studio che Halldis, società di property management di affitti brevi e a medio termine, focalizzata sulla gestione di asset multifamily, che oggi rappresentano oltre il 30% del suo fatturato.  I principali destinatari di tale offerta immobiliare sono: società di relocation, giovani professionisti o lavoratori in trasferta, digital nomads, viaggiatori per periodi lunghi, ma anche famiglie per brevi periodi.

In Italia – si legge nello studio di Halldis – lo stock relativo agli immobili residenziali conta circa 35,4 mln unità. La porzione più consistente di queste, circa 465mila, viene immessa negli affitti brevi con licenze private, mentre 120mila sono gestite in maniera professionale da property manager (fonte: Scenari Immobiliari, 2023) – il giro d’affari degli affitti brevi complessivo è di 1,5 mld.  Le seconde case, sempre in Italia, sono 14,6 mln, di cui 8,1 mln affittate o non disponibili e 6,5 mln disponibili sul mercato (elaborazione dati Istat, 2021). A queste ultime, in particolare se ubicate in contesti di rigenerazione urbana dove la domanda di studenti e lavoratori fuori sede è elevata, guardano gli investitori istituzionali o i fondi privati, per realizzare operazioni immobiliari e affidare l’asset alla gestione di società specializzate di property management, che garantiscono un rendimento maggiore rispetto all’affitto tradizionale e una solidità di grado superiore rispetto ai singoli gestori.

L’asset multifamily cresce anche in Europa dove, come anticipato, dovrebbe raggiungere un volume di investimenti vicino agli 80 miliardi di euro entro il 2025, con un aumento del 20% in cinque anni (fonte: “European multifamily housing report 2023” di CBRE), mentre in Italia si stima che oggi gli investimenti siano di poco oltre il 10%, con una crescita prevista anche qui del 20% al 2025 (fonte: Halldis). A livello europeo, il mercato tedesco dell’asset multifamily tocca i 48 miliardi di euro, il danese 7 mld e lo svedese 11 mld. UK e Francia registrano afflussi di capitale record, rispettivamente il 46% e il 73%, sopra le relative medie quinquennali, mentre il mercato italiano vale 500 milioni di euro (fonte: il Sole 24 Ore, 2023).

L’asset multifamily predilige città e aree urbane ben connesse con i quartieri finanziari e/o punti di attrazione, ma anche centri minori vicini ad aree produttive o a snodi di trasporti (aeroporti, stazioni ferroviarie e ingressi autostradali), dove l’offerta dello “stare” è basata sulla circolarità del buyer che è il medesimo per tutte le attività integrate riducendo i costi commerciali del 30% (fonte: Halldis). Il ciclo produttivo dell’asset multifamily, che integra i servizi di property managment con attivitàcome uffici o coworking, genera il modello del coliving (ovvero: studenti e lavoratori vivono e/o lavorano nello stesso stabile alternando attività di tempo libero e ristorazione con wellness o spazi sportivi).

“Il profilo di reddito del settore multifamily per il vacation rental e per la corporate hospitality – spiega Riccardo Di Carlo, product manager di Halldis, architetto specializzato nella gestione di palazzi e asset multifunzione – attrae un’ampia gamma di investitori in quanto caratterizzato da pochi momenti di bassa redditività, grazie alla diversificazione del prodotto e la complementarità delle offerte. Nella gestione di tali strutture, il property manager gioca un ruolo cardine, agendo da collettore di diverse figure: dal building manager addetto al coordinamento di tutti i servizi facility all’asset manager, che verifica rendimenti e costi, al community manager favorendo il rapporto tra la proprietà e quelle attività presenti nella struttura”.
“Tramite partnership aziendali – aggiunge Riccardo Di Carlo – nei palazzi che gestiamo a Roma, Bologna, Mestre, Ostuni e Gressoney-Saint-Jean il rendimento delle prenotazioni è aumentato del 20%, e il costo operativo vede un importante ribasso essendo le attività tutte concentrate puntualmente su un diverso numero di unità con poche particolarità tipologiche e spazi interni che favoriscono la gestione riducendone dispersione di tempi e spostamenti.
La gestione di ogni asset poi presenta la sua vocazione definita per location e tipologia. A Roma, nell’edificio di Via Flavia, puntiamo su servizi di cohousing e di guest experience per i soggiorni turistici. Nel grattacielo HTM di Mestre, dove collaboriamo con società di coworking con clienti internazionali e locali, ci concentriamo, oltre che su quelli turistici, sugli affitti corporate. Nella struttura di Gressoney siamo specializzati nelle prenotazioni di attività di wellness e corsi per attività sciistiche e montane per i soggiorni invernali o estivi”.

Cristina Giua
Cristina Giua
Cristina Giua, milanese, classe 1971, giornalista professionista dal 2012. Si è sempre occupata di giornalismo economico, con specializzazione in Finanza, Legal e Real Estate. Ha lavorato per testate come il Sole-24 Ore, Monitorimmobiliare, il Quotidiano Immobiliare. Si è occupata anche di organizzazione di eventi e di ufficio stampa & comunicazione per Fiera Milano e Fondazione ISMU (Istituto Studi sulla Multietnicità) della Regione Lombardia. Laureata in legge, con indirizzo d’impresa, presso l’Università degli Studi di Milano, ha in conseguito, in seguito, un Master in Giornalismo presso l’Università Cattolica di Milano.
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